
In questo video Marco, studente di ingegneria, spiega che cos'è WannaCry, come si è diffuso e perchè aggiornare il computer è fondamentale per la sicurezza.
Quando compare l’avviso di aggiornare il sistema operativo, spesso la tentazione è rimandare. Sembra una seccatura da poco, ma proprio questa abitudine ha favorito nel 2017 la diffusione di WannaCry, uno dei malware più pericolosi degli ultimi anni.
Il termine malware nasce dall’unione delle parole inglesi malicious e software e indica un programma progettato per infiltrarsi in un dispositivo, danneggiarlo o compromettere i dati dell’utente. WannaCry era un malware “ibrido”: agiva sia come worm, cioè capace di diffondersi automaticamente in rete da un computer all’altro, sia come ransomware, perché cifrava i file della vittima chiedendo un riscatto per sbloccarli. L’attacco è stato attribuito al Lazarus Group, gruppo di hacker legato alla Corea del Nord.
La diffusione fu possibile grazie a una vulnerabilità di Windows chiamata EternalBlue, sottratta e pubblicata online nel 2017. Microsoft rilasciò una correzione, ma molti utenti non installarono l’aggiornamento. Così, il 12 maggio 2017, WannaCry iniziò a propagarsi rapidamente, infettando in poco tempo centinaia di migliaia di computer in oltre 150 Paesi. Tra i bersagli ci furono ospedali del sistema sanitario britannico, grandi aziende internazionali come Deutsche Bahn, FedEx e TSMC, e in Italia anche l’Università Bicocca di Milano, seppure in modo marginale.
Uno degli aspetti più sorprendenti di questa vicenda riguarda il modo in cui il malware fu fermato. Nel suo codice era presente un kill-switch, una sorta di interruttore nascosto. A scoprirlo fu Marcus Hutchins, giovane ricercatore britannico, che notò un collegamento verso un dominio web non registrato e decise di attivarlo. Questo gesto bloccò la diffusione del virus e limitò i danni nei giorni successivi.
Il caso WannaCry dimostra in modo molto concreto che aggiornare il sistema operativo non è un fastidio inutile, ma una forma essenziale di protezione. Dietro un semplice clic rimandato possono nascondersi conseguenze enormi, non solo per i singoli utenti ma anche per ospedali, aziende e servizi fondamentali.
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